10 Nov Povertà e speranza
«TU, SIGNORE, SEI LA MIA SPERANZA» (Salmo 71:5)
Porto impressa nel cuore l’immagine di una povera donna che mendicava per strada all’Avana e che, vedendo qualcuno ancora più povero di lei, condivise il poco che aveva. In quel gesto, ho capito cosa deve aver provato Gesù quando vide la vedova nel tempio donare il poco che aveva per vivere.
In verità, i poveri ci insegnano a vivere con speranza, riponendo la nostra fiducia in Dio. Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la IX Giornata Mondiale dei Poveri, che celebreremo domenica 16 novembre, afferma: “I poveri possono diventare testimoni di una speranza forte e affidabile proprio perché la professano in una vita precaria, segnata da privazioni, fragilità ed emarginazione. Non confidano nelle sicurezze del potere o dei beni; al contrario, le subiscono e spesso ne sono vittime. La loro speranza non può che riposare altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi passiamo da speranze fugaci a speranze durature. Di fronte al desiderio di avere Dio come compagno di cammino, le ricchezze diventano relative, perché scopriamo il vero tesoro di cui abbiamo veramente bisogno”.
Quando ho avuto la gioia di condividere la mia vita con i poveri, hanno rafforzato la mia fede, perché Dio è la loro forza nel difficile cammino della vita. Le persone che si rivolgono alla Caritas non hanno solo bisogno di aiuto materiale, ma hanno bisogno di essere valorizzate come esseri umani e di ricevere affetto.
«La peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di cura spirituale» (cfr. Papa Francesco). I beni materiali sono necessari per vivere dignitosamente, ma la nostra felicità non dipende da essi. «La speranza cristiana è come un’ancora che fissa i nostri cuori nella promessa del Signore Gesù, che ci ha salvati con la sua morte e risurrezione e che tornerà di nuovo in mezzo a noi» (cfr. Papa Leone XIV).
Non possiamo rimanere indifferenti alle tante ingiustizie subite dai più vulnerabili. Gesù conta su di noi per continuare a rendere presente il suo Progetto d’Amore. Il nostro mondo ha bisogno di uomini e donne impegnati per i più poveri tra noi.
Sant’Antonio Maria Claret si preoccupava che i poveri non solo avessero le necessità materiali, ma anche che ricevessero il suo affetto: “Con l’aiuto del Signore, mi sono preso cura dei poveri. Ogni lunedì dell’anno, durante il mio soggiorno su quell’isola (Cuba), radunavo tutti i poveri della città in cui mi trovavo e, poiché a volte sono più poveri nello spirito che nel corpo, davo a ciascuno una peseta, ma prima insegnavo loro la dottrina cristiana. Sempre, dopo aver insegnato il Catechismo, tenevo loro un discorso e li esortavo a ricevere i Santi Sacramenti della Penitenza e della Comunione, e molti si confessavano con me, perché conoscevano il grande amore che nutrivo per loro, e veramente, il Signore mi ha donato un profondo amore per i poveri”. (Aut. 562)
Testimonianza di Isabel Guillén Sánchez
Missionaria Clarettiana
