17 Apr Giovedì Santo: un cammino di servizio
Questa giornata è piena di gesti: Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, si fa loro servitore e li invita a fare lo stesso. La carità compiuta da Gesù è un gesto rimasto nella memoria della comunità cristiana, a ricordare che la Chiesa è una “comunità diaconale” al servizio degli altri.
E il grande gesto: “L’ULTIMA CENA”. Gesù spezzò il pane e disse: «Questo è il mio corpo dato per voi…» e prese il calice… «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue…» (cfr 1 Cor 11,23-27). Tutto è dato, è dato all’estremo.
Il pane e il vino ci ricordano che Egli dona il suo corpo e versa il suo sangue… E in mezzo a questa cena dice anche: «In verità vi dico: uno di voi mi tradirà…» (cfr Gv 13,21) e dà il comandamento dell’amore: «Vi do un comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato…”» (cfr Gv 13,34).
Quest’ultima cena è allo stesso tempo un addio e una promessa di permanenza per sempre.
Il Giovedì Santo ci invita ad amare, ma non in modo qualsiasi:
Amare sì, ma non in alcun modo.
Non con l’egoismo di chi cerca se stesso negli altri.
Non con l’eccesso di chi lega per non perdere,
né con l’ossessione di chi controlla per non dubitare.
Non con la leggerezza di chi si protegge dal dolore.
Non con l’immediatezza di chi non ricorda né progetta.
Amare a modo suo, come Dio stesso ci ama.
Con la libertà in un passo e la passione nell’altro.
Anche senza una risposta, amore.
Per indovinare la bellezza inscritta nelle viscere di un altro,
del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto.
Dai calore ai tuoi gesti, verità al tuo sguardo.
Fare affidamento.
Amare come Lui ci ha amati.
(Amare sì, ma non in alcun modo / José María Rodríguez Olaizola)
