Gesù, la nostra Pasqua

17-04-2024-Pascua-Jesus-Icono_p

Gesù, la nostra Pasqua

Della Resurrezione conosciamo i racconti evangelici e apostolici delle apparizioni, il libro degli Atti, ma si riflette anche soprattutto nelle immagini iconografiche: le donne mirafore e, a partire dal secondo millennio dell’era cristiana, la scena che gli orientali La tradizione iconografica ha catturato presentando davanti ai nostri occhi la vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e sull’inferno. Cristo, il Crocifisso Risorto, portando talvolta tra le mani il trofeo della Croce, va ad annunciare la salvezza ai primi Padri e ai giusti dell’Antico Testamento e li strappa dai sepolcri per donare loro la vita.

C’è una terza icona che completa in qualche modo, in una trilogia perfetta, il mistero della Risurrezione del Signore. Nel giardino si vede l’immagine di Cristo risorto che appare a Maria di Magdala e le ordina di andare ad annunciare agli apostoli che Egli è risorto.

Le icone orientali della Resurrezione sono immagine viva e fedele del mistero che la parola annuncia e la liturgia celebra con la poesia, il canto e i sacramenti di quel Cristo che i testi primitivi chiamano la nostra Pasqua. Cristo è la nostra Pasqua. La Chiesa si concentra su Cristo morto e risorto, realtà della Pasqua, che non è più un singolo evento, o un rito che si celebra, ma una persona viva. Nel Signore abbiamo dunque la Pasqua della Chiesa. Si intende così, perché nei testi lirici delle omelie dei Padri si dice, ad esempio: «Io vi parlo, (Pasqua) come a un vivente» (Gregorio di Nazianzo: Oratio in S. Pascha 45 ,30:PG 36,664).

«Dio ha risuscitato questo Gesù», dice Pietro, «del quale noi tutti siamo testimoni» (Eb 2,32). Questo è l’annuncio fondamentale della fede, il “Kerygma” che risuona fortemente in ogni predicazione primitiva. I fatti che attestano questo annuncio senza precedenti sono stati riferiti con impressionante unanimità dai quattro evangelisti (Mt 28,1-15; Mc 16,1 ss; Lc 24,1-11; Gv 20,1 ss.).

  • La tomba dove avevano deposto il corpo del Signore è vuota;
  • segue l’annuncio degli Angeli, che spiegano il significato dell’assenza e di una nuova presenza, quella del Risorto.
  • Gesù stesso, il Risorto, appare ai discepoli e alle donne, confermando a se stesso il fatto della sua vittoria sulla morte. È viva.

Nella sua predicazione, Paolo pone sempre al centro del suo annuncio la buona notizia di Cristo risorto, fino ad affermare che se il Signore non è risorto, la nostra fede è vana (1 Cor 15,3-5).

La Chiesa apostolica celebra sempre la presenza di Cristo risorto, soprattutto nel sacramento del battesimo (cfr Rm 6,3-11) e nella frazione del pane dell’Eucaristia, dove si svolge la morte del Signore, cioè il Kyrios risorto, viene annunciato fino al suo ritorno (cfr 1 Cor 11,26).

L’icona della vittoria di Cristo negli abissi dell’inferno

Questa icona orientale è stata ispirata da testi biblici, patristici e liturgici che hanno approfondito questo mistero, celebrato nei canti liturgici e ora, finalmente, lo hanno illuminato con la pittura affinché tutto il popolo santo di Dio possa contemplarlo.

In Occidente siamo soliti vederlo così: Cristo esce vittorioso dal sepolcro. Il messaggio dell’icona orientale della Resurrezione è diverso e complementare; Vuol dire che il trionfo di Gesù circonda tutti noi, che Egli è disceso nell’abisso, per riempirlo di luce e affinché la sua Risurrezione si manifesti in tutta la sua forza salvifica che raggiunge il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva. . «Cristo è risorto dai morti; con la sua morte ha vinto la morte e ha ridato la vita a coloro che erano nei sepolcri».

«Cristo discende agli inferi per distruggerli; è di un candore fulminante, ma ora non è più sul monte della trasfigurazione ma nell’abisso dell’angoscia e del soffocamento oscuro. Un suo piede, con un gesto di incredibile violenza, si spezza le catene di questo mondo. L’altra gamba, con un movimento danzante, nuotante, già comincia a risalire, come il nuotatore che, dopo essersi tuffato fino al fondo, acquista forza per ritornare all’aria e alla luce l’aria e la luce. L’aria e la luce sono l’irradiazione del suo volto nello splendore dello Spirito Santo. Ed ecco il suo gesto liberatorio: con ciascuna mano Cristo afferra l’Uomo e la Donna per i polsi mano, perché la salvezza non è negoziata, è donata. Così li trascina fuori dalle tombe Nessuna ombra: ogni volto ha la luce dell’infinito: ogni volto è unico. separazione: tutti i volti sono fiamme dello stesso fuoco e lo scopo non è raggiungere l’immortalità dell’anima, perché le anime sono già immortali nell’inferno. (O.Clément).

Nella sua grande espressività teologica e plastica, questa icona della Resurrezione canta la vittoria della vita sulla morte. Ecco il Liberatore perché dona la vita, strappata alla morte. Dona la vita eterna. Promette una vita come la tua in cui ogni persona ritrova il proprio essere. Chi dona la Vita, perché è Vita, va oltre la morte e la tomba. Nella sua nuova Umanità comincia la nuova Umanità; Nel suo Corpo risorto la Chiesa comincia ad avere un germe di vita immortale che la nutre e la unisce. I sacramenti, a cominciare dal Battesimo, infondono negli uomini la vita che nasce dalla Risurrezione.

È una scena che contiene l’essenziale del messaggio cristiano, soprattutto per noi oggi, che ci troviamo in una situazione in cui ci sentiamo circondati da ogni tipo di nichilismo e disperazione. Non sarà il momento storico, il luogo provvidenziale, a far esplodere questa notizia: Cristo discende agli inferi, per sconfiggere l’inferno, per sconfiggere la morte? Continua a farlo, qui e ora, perché quanto accaduto è stato registrato nell’onnipresenza di Dio e costituisce, in un certo senso, una realtà permanente.

Vedere Cristo scendere nell’abisso è riconoscere il suo immenso potere di scendere nell’abisso di ogni uomo, fino al proprio sepolcro. È confessare che il Risorto è anche il Risurrezionista e che quindi deve scendere nel profondo del nostro essere per strapparci dalla morte, vincere il nostro peccato, liberarci dalla schiavitù. Con la sua Risurrezione Cristo è il Salvatore. Viene ad annunciarci che non c’è peccato che Egli non possa perdonare; Afferma che l’unico peccato è non riconoscere la sua Risurrezione.

Credere nella Risurrezione è affermare che Cristo è il Salvatore, è lasciare che Cristo faccia con ciascuno di noi ciò che ha fatto con Adamo ed Eva: scendere nel suo abisso, nella sua tomba di morte; strappare con forza da questo sepolcro e da questo abisso tutti coloro che sono soggetti alla forza di morte che è il peccato, il sepolcro in cui ciascuno rinchiude se stesso e in cui noi rinchiudiamo gli altri.