02 Mar La GRAZIA della contemplazione
I sentieri che percorriamo per tornare a casa, a scuola, al lavoro non sono sempre pianeggianti. Alcuni sono aridi, con colline. Questa settimana, Gesù e alcuni dei suoi discepoli lasciano la pianura e salgono sulla montagna. Il testo della Trasfigurazione in questo periodo quaresimale non è un invito a rompere con la realtà, ma un nuovo modo di entrarvi, affinché nulla rimanga inesplorato, nemmeno il possibile fallimento della croce.
Vivere dall’alto non significa rimanere nei nostri spazi protetti, isolati dalla realtà del nostro mondo, senza saper vivere con i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Ringraziamo Dio per averci donato la sua GRAZIA affinché possiamo contemplare la realtà così com’è, senza doverci accontentare di costruire tre tende perché qui ci sentiamo così a nostro agio.
La Trasfigurazione ci mette sulla via della croce. Salire sulla montagna ci aiuta a contemplare la luce finale, ma non ci permette di fermarci. È solo una pausa nel cammino, un passo fuori dalle nostre zone di comfort. Scorgere l’orizzonte che ci attende non ci risparmia il cammino, i processi o la sofferenza insiti nell’attraversare il ciclo della morte e della vita. Tuttavia, è un luogo di incontro dove contempliamo il mistero che ci affascina e ci abbaglia. Dobbiamo ascendere per addentrarci nella solitudine del cuore, ma senza dimenticare che la montagna ha due vie: si sale per scendere. Entriamo nel mistero numinoso della Presenza per uscirne rafforzati e, scendendo, per continuare a camminare accanto a Gesù.
La Trasfigurazione ci aiuta a contemplare la gloria finale di Cristo, perché la morte non ha l’ultima parola. Egli è la Luce della vita, al di là della sofferenza e delle tenebre.
