La Chiesa si schiera contro la tratta

8-02-26-TRATA PERSONAS

La Chiesa si schiera contro la tratta

Ogni 8 febbraio, la Chiesa universale si riunisce per pregare e riflettere su una delle piaghe più profonde del nostro tempo: la tratta di esseri umani. La data coincide con la festa di Santa Giuseppina Bakhita, una donna che conobbe il dolore della schiavitù e che, trasformata dall’incontro con Cristo, divenne un segno luminoso di libertà, dignità e speranza.

Nel contesto dell’Anno Giubilare 2025 e con un impegno che si estende fino al 2026, la Chiesa ci invita a celebrare questa giornata con il motto: “Ambasciatori di Speranza, insieme contro la tratta di esseri umani”.

La tratta di esseri umani rimane un crimine silenzioso che distrugge vite in ogni angolo del mondo: donne sottoposte a sfruttamento sessuale, bambini costretti al lavoro, migranti intrappolati nelle reti del lavoro forzato, vittime del traffico di organi o manipolate attraverso piattaforme digitali… Dietro ogni dato statistico c’è un volto, una storia, una dignità ferita. Papa Francesco ha ripetutamente denunciato questa realtà come una “ferita nel corpo di Cristo”, ricordandoci che la risposta deve andare oltre le leggi o i controlli; richiede umanità, compassione e impegno. La Chiesa, presente in territori e realtà molto diversi, lavora attivamente per prevenire la tratta, proteggere le vittime e promuovere leggi più giuste.

Tuttavia, questo male non nasce dal nulla. Prospera in contesti fragili: povertà, conflitti, migrazioni forzate, disuguaglianze, mancanza di istruzione e assenza di opportunità. Pertanto, combattere la tratta implica trasformare le strutture ingiuste, educare alla responsabilità, promuovere la giustizia sociale e denunciare ogni forma di abuso. La preghiera occupa un posto centrale in questa giornata, non come rifugio passivo, ma come motore spirituale che guida azioni concrete.

Pregare per le vittime è un profondo gesto di solidarietà. La preghiera apre cammini e rafforza la speranza che ci spinge a far risplendere una luce dove altri vedono solo oscurità. In questo cammino, Santa Bakhita diventa la nostra guida e compagna. La sua vita dimostra che nessuna ferita è permanente e che la libertà può rinascere anche in coloro che hanno sperimentato la schiavitù più crudele. Per questo è la patrona di coloro che cercano di ricostruire la propria vita e recuperare la propria dignità. La sua storia ci ispira a non rassegnarci, a credere che ogni persona liberata è una vittoria dell’amore e un segno che il male non ha l’ultima parola. La Chiesa ci ricorda che questa missione appartiene a tutti.

Che questa giornata rinnovi il nostro impegno quotidiano. Che le nostre comunità siano spazi sicuri, vigili e compassionevoli. E che noi, ispirati da Santa Giuseppina Bakhita, manteniamo viva la speranza di un mondo in cui nessuno è schiavo e dove dignità, giustizia e fraternità sono una realtà per tutti.

Claudine Obuna, rmi