03 Lug ECO: domenica 5 luglio 2026
Vangelo di Matteo 11,25-30:
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo grazie, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vuole rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le anime vostre. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Commento:
SENZA ESITARE, CORRESERO E SI GETTARONO TRA LE NOSTRE BRACCIA
Leggendo questo brano del Vangelo, così semplice e, al tempo stesso, così difficile da mettere in pratica proprio perché troppo semplice per noi, persone così complicate, non posso fare a meno di sorridere e ricordare una scena recente della vita quotidiana, molto simile a tante altre, avendo la grazia di vivere la missione tra i bambini.
Nel quartiere in cui vive la nostra comunità a Ciampino (Italia), si celebrava la festa del Santo Patrono – il Sacro Cuore di Gesù – e, abitando proprio nella piazza dove si svolge la festa, non potevamo mancare di partecipare uscendo in strada. Quattro suore che, come tutti gli altri, si godono la musica, gli incontri e le varie bancarelle, ci siamo fatte strada a fatica tra la folla. Improvvisamente, ho sentito un uomo dire, con un tono leggermente sorpreso: “Guarda, anche le suore vengono alla festa…”. Poi ho visto delle piccole mani che sventolavano insistentemente e gridavano: “Madre!”. E corsero ad abbracciarci. Erano scolari che ci riconobbero e, senza pensarci due volte, corsero verso di noi e si gettarono tra le nostre braccia.
Cosa c’entra questo con il Vangelo?
C’entra con l’atteggiamento che adotto nella vita, che è ciò che fa la differenza: l’atteggiamento di chi rimane immobile, giudicando dall’esterno, e l’atteggiamento di chi, come un bambino, riconosce il cuore da lontano e corre verso di esso.
Il Padre conosce il Figlio e il Figlio conosce il Padre. È una conoscenza intima, che nasce da una relazione quotidiana, dove le parole sono secondarie.
Il nostro buon Padre ci conosce così bene che sa che siamo stanchi e ci offre un luogo di riposo, che è Lui stesso. Ma, nella nostra fretta di fare tutto da soli, iniziamo a cercare altrove, soluzioni suggerite da qualche sito web, invece di correre come quel bambino e lasciarci abbracciare dal Padre. È nella mia relazione con Lui che trovo riposo!
Il mio cuore è immobile, o è ancora capace di correre?
In quali falsi luoghi scelgo di trovare riposo?
Stefania Vannozzi
