Riposati un po’

21-07-25-DESCANSAR-UN-POCO

Riposati un po’

L’atteggiamento di Gesù, che osserviamo nel Vangelo di Marco 6,30-34, ci aiuta a comprendere due aspetti importanti della vita. Il primo è il RIPOSO. Agli Apostoli, che tornano dalle fatiche della loro missione e raccontano con entusiasmo tutto ciò che hanno fatto, Gesù li invita teneramente: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (v. 31). Li invita al riposo.

In questo modo, Gesù ci dà un insegnamento prezioso. Pur essendo felice di vedere i suoi discepoli gioire per le meraviglie della sua predicazione, non si sofferma su congratulazioni e domande, ma si preoccupa della loro stanchezza fisica e interiore. E perché lo fa? Perché vuole metterli in guardia da un pericolo sempre in agguato, anche per noi: il pericolo di lasciarsi trasportare dalla frenesia dell’azione, di cadere nella trappola dell’attivismo, in cui la cosa più importante sono i risultati che otteniamo e il sentirci protagonisti assoluti. Quante volte accade questo anche nella Chiesa: siamo indaffarati, andiamo di fretta, pensiamo che tutto dipenda da noi e, alla fine, corriamo il rischio di trascurare Gesù e di mettere sempre noi stessi al centro. Per questo Egli invita i suoi a riposare un po’ altrove, con Lui. Non si tratta solo di riposo fisico, ma anche di riposo del cuore. Perché non basta “staccare”, bisogna riposare davvero. E come si fa? Per farlo, bisogna tornare al cuore delle cose: fermarsi, fare silenzio, pregare, per non scivolare dalla fretta del lavoro alla fretta delle vacanze. Gesù non si sottraeva alle necessità della folla, ma ogni giorno, prima di ogni altra cosa, si ritirava nella preghiera, nel silenzio, nell’intimità con il Padre. Il suo tenero invito – riposatevi un po’ – ci accompagni: guardiamoci, fratelli e sorelle, dall’efficienza, fermiamo la corsa frenetica che detta i nostri orari. Impariamo a fermarci, a spegnere i cellulari, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio.

Tuttavia, il Vangelo ci dice che Gesù e i discepoli non possono riposare come avrebbero voluto. La gente li trova e viene da tutte le direzioni. Allora il Signore ha compassione. Ecco il secondo aspetto: la COMPASSIONE, che è la via di Dio. La via di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. Quante volte, nel Vangelo, nella Bibbia, troviamo questa frase: «Ebbe compassione».

Gesù, commosso, si dedica alla gente e inizia a insegnare (cfr vv. 33-34). Sembra un controsenso, ma in realtà non lo è. Infatti, solo il cuore che non si lascia rapire dalla fretta è capace di commuoversi, cioè di non lasciarsi trasportare da sé stesso e dalle cose che deve fare, e di notare gli altri, le loro ferite, i loro bisogni. La compassione nasce dalla contemplazione. Se impariamo a riposare veramente, diventiamo capaci di vera compassione; Se coltiviamo uno sguardo contemplativo, svolgeremo le nostre attività senza l’atteggiamento predatorio di chi vuole possedere e consumare tutto; se restiamo in contatto con il Signore e non anestetizziamo la parte più profonda del nostro essere, le cose che dobbiamo fare non avranno il potere di toglierci il respiro e divorarci. Abbiamo bisogno – ascoltate questo – di un’“ecologia del cuore” fatta di riposo, contemplazione e compassione. Approfittiamo del periodo estivo per questo! Ci aiuta molto.

(Estratto dal messaggio di Papa Francesco – Angelus, 18 luglio 2021)